DOSSIER CAI-ALITALIA
PATRIOTI CON LE ALI:
CRONACA D’UN DISASTRO ANNUNCIATO
Voli cancellati, bagagli smarriti, disservizi e – soprattutto – ritardi. Ogni giorno, almeno la metà degli aerei targati Alitalia-Air One è in ritardo. A poche settimane dal picco estivo, le cronache locali cominciano già a registrare casi drammatici.
E così, a fine giugno, i passeggeri dell’aeroporto di Caselle, infuriati per i continui disservizi della nuova Alitalia, costringono la magistratura di Torino ad avviare un’indagine. La mattina del 5 luglio l’aeroporto di Cagliari va in tilt a causa dei ritardi (minimo un’ora) di tutti i voli diretti a Roma.
Per chi non può fare a meno di volare “made in Italy”, lo spettro di un’estate da incubo si avvicina con l’approssimarsi del picco di agosto. Quando, solo dallo scalo di Roma-Fiumicino transitano tra i 110 e i 120 mila passeggeri al giorno. L’Enac, l’ente nazionale di controllo dell’aviazione civile, teme il tracollo. Il 16 luglio convoca i vertici di Cai e degli Aeroporti di Roma e chiede un “piano d’emergenza”.
L’Alitalia privatizzata a gennaio di quest’anno da Cai, la “cordata patriottica” voluta da Berlusconi, sembra comunque sull’orlo del baratro: manager arroganti e senza esperienza di settore, mezzi inadeguati, mancanza d’organizzazione e di coordinamento.
Quella che raccontiamo nel nostro dossier è la storia di un disastro annunciato. Un disastro occultato per sei mesi dall’ottimismo dei vertici, dalla complicità del governo, dall’assenza di qualsiasi dato ufficiale e dal silenzio dei media.
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