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Trentanovesima Puntata

 

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PATRIOTI CON LE ALI:
CRONACA D’UN DISASTRO ANNUNCIATO

Trentanovesima Puntata

COMPAGNIA PART-TIME

Schiacciato fra l’incudine e il martello, fra un bilancio sempre in rosso e gli azionisti-patrioti che non tirano fuori un euro, l’amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli è costretto a fare il ragioniere. A sforbiciare i costi, a risparmiare su ogni cosa per far bastare quello che è rimasto in cassa e chiudere il 2011 senza traumi.
La trattativa di questi giorni sugli esuberi va esattamente in questa direzione. E siccome tagliare sul costo del personale è ormai questione di vita o di morte, bisogna far ricorso a tutto. Alla connivenza dei sindacati, all’omertà dei media, e – naturalmente – al solito aiuto del governo amico di Silvio Berlusconi.
La connivenza dei sindacati dei trasporti impegnati nella ricerca di un accordo sull’esodo diventa evidente quando i rappresentanti dei lavoratori fingono di prendere per buona la versione minimalista (la “riorganizzazione aziendale”) imposta dall’azienda evitando accuratamente di parlare di esuberi.
L’omertà dei media è dimostrata dallo scarso rilevo dato alla notizia dei tagli Alitalia. Poche righe in pagina interna che riportano, senza verificare e senza mai approfondire, i comunicati dell’azienda e le dichiarazioni dei sindacati.
L’aiuto del governo è come minimo discutibile. Una circolare interpretativa firmata da un Ministro ha esteso a Cai una misura straordinaria (quattro anni di cassa integrazione più tre di mobilità) varata nel 2008 per accompagnare alla pensione i dipendenti della vecchia compagnia di bandiera rimasti a terra e non assorbiti dalla nuova Alitalia.
E così adesso si tratta su 615 dipendenti Cai impegnati nei servizi di terra. Sono quelli che hanno i requisiti per uscire dalla società ed essere messi per sette lunghi anni a carico dei contribuenti italiani. Appesantito da questa nuova ondata di esuberi, l’Inps – intanto – cerca di rendere la vita difficile ai vecchi cassintegrati rimasti senza lavoro dopo il fallimento del 2008. Con l’imposizione di firme e assurdi adempimenti burocratici, pena la sospensione dell’assegno mensile.
Ma non basta. Alitalia ha confermato che dal primo marzo 2011 taglierà dai suoi libri paga anche 67 lavoratori dell’aeroporto di Bari. Analogo destino per i 150 addetti degli scali di Cagliari, Brindisi e Reggio Calabria in attesa di passare a società esterne. Esattamente come i 300 addetti impegnati nelle attività di handling degli aeroporti di Catania, Palermo, Lamezia Terme e Alghero  che sono già usciti dalla compagnia dei patrioti e affidati in “outsourcing”, come ama ripetere nei suoi comunicati l’ufficio stampa della compagnia patriottica.
Per risparmiare sulle retribuzioni del personale navigante, Sabelli ha deciso di chiedere volontari per trasformare in part-time contratti a tempo pieno. Secondo gli ultimi dati, ci sarebbero 700 domande di assistenti di volo e – addirittura – una cinquantina di part-time chiesti da piloti.
In cambio di questa bella sforbiciata, i sindacati porteranno a casa la stabilizzazione di un po’ di precari e qualche rientro dalla cassa integrazione.
Intanto la compagnia di bandierina continua a spremere oltre ogni limite il personale in servizio. Come dimostra la mancata erogazione di quindicimila giornate di ferie e il grave episodio dell’equipaggio del Roma Los Angeles rientrato nella capitale con lo stesso aereo dell’andata dopo aver superato ogni limite di ore di servizio fissato dalle norme sulla sicurezza.

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