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Prima Puntata

Seconda Puntata

Terza Puntata

Quarta Puntata

Quinta Puntata

Sesta Puntata

Settima Puntata

Ottava Puntata

Nona Puntata

Decima Puntata

Undicesima Puntata

Dodicesima Puntata

Tredicesima Puntata

Quattordicesima Puntata

Quindicesima Puntata

Sedicesima Puntata

Diciassettesima Puntata

Diciottesima Puntata

Diciannovesima Puntata

Ventesima Puntata

Ventunesima Puntata

Ventiduesima Puntata

Ventitreesima Puntata

Ventiquattresima Puntata

Venticinquesima Puntata

Ventiseiesima Puntata

Ventisettesima Puntata

PATRIOTI CON LE ALI:
CRONACA D’UN DISASTRO ANNUNCIATO

Seconda puntata

I GENERALI DI NAPOLEONE E LA DISFATTA DI FIUMICINO
A fine luglio, l’amministratore delegato Rocco Sabelli sembra un uomo in bilico. Le voci di contrasti con gli azionisti Alitalia finiscono in rete e vengono riprese da alcuni quotidiani. Emilio Riva, big della siderurgia e secondo socio di Cai, avrebbe chiesto la sua testa. I Benetton, altri soci che contano, sarebbero d’accordo. Secondo i rumors, anche Corrado Passera, numero uno di Banca Intesa San Paolo, avrebbe avuto un duro scontro con Sabelli. Al termine, si sarebbe messo in cerca di un nuovo manager “all’altezza della sfida”. In cima alla lista, il presidente di Finmeccanica Francesco Guarguaglini, che avrebbe declinato l’offerta, e  Jean Cyril Spinetta, ex amministratore delegato di Air France-Klm, fin qui silenzioso partner aereo di Alitalia.
È in questo clima che Sabelli si prepara a un difficile faccia a faccia con gli azionisti. Il consiglio di amministrazione di mercoledì 29 luglio è chiamato ad esaminare i conti del primo semestre. Ma l’immagine della nuova Alitalia è già compromessa dal caos operativo in cui è subito precipitata e la situazione dei conti risulta pesante.
Secondo i dati ufficiali, la “perdita operativa” accumulata in meno di sei mesi è stata di 273 milioni di euro. Tradotto in termini più accessibili, significa che dal primo volo (13 gennaio) al 30 giugno  la compagnia ha perduto in media più un milione e mezzo di euro al giorno. Anche il coefficiente di riempimento è preoccupante: 59 per cento. Sono undici  punti abbondanti sotto la media dei concorrenti europei.
Ma al consiglio d’amministrazione del 29 luglio Roberto Colaninno, presidente-azionista di Alitalia, indossa la toga dell’avvocato e parla per più di un’ora in difesa del suo amministratore delegato. Alla fine i soci approvano il bilancio. Il comunicato ufficiale cerca di minimizzare i dati negativi, giudicandoli “sostanzialmente in linea con le attese della società…”.
Adesso Sabelli può tirare un sospiro di sollievo. Il bilancio è passato e la poltrona è salva. Ma il prezzo sarà pesante: il consiglio di amministrazione “esclude una ricapitalizzazione”. Insomma, gli azionisti della “cordata patriottica” non metteranno mano al portafoglio.
Intanto, come rivela Gianni Dragoni in un trafiletto sul Sole 24 Ore, Cai ha ricevuto un altro piccolo cadeau dal governo Berlusconi. L’appalto con “procedura negoziata”, ossia senza gara, per il trasporto aereo del personale della Difesa fino alla fine dell’anno. Importo presunto: circa 14 milioni di euro più Iva.
L’amministratore delegato di Alitalia invece dovrà arrangiarsi con i soldi (pochi) che ci sono in cassa. Quindi, dovrà continuare a spremere al massimo aerei, mezzi e – soprattutto – il personale. Ma dovrà anche continuare a tenere sulla corda fornitori sempre più irritati per i pagamenti che arrivano con il contagocce. Naturalmente c’è pure chi mette in atto ritorsioni come quella del Keio Plaza, un hotel al centro di Tokio dove gli equipaggi Alitalia sostano da anni. Qualche tempo fa, gli equipaggi dei voli provenienti da Roma e da Milano si sono visti negare le loro camere (regolarmente prenotate). Spiegazione: le fatture precedenti non erano state ancora saldate. Così gli equipaggi Alitalia sono stati dirottati per un paio di settimane in uno degli alberghi all’interno dell’aeroporto giapponese che ha accettato una garanzia del caposcalo.
Nemmeno il fronte interno è tranquillo. Soprattutto i piloti, che lamentano angherie ed umiliazioni d’ogni tipo. Ci sono quelli in cassa integrazione che vedono avvicinarsi con angoscia la scadenza dei loro brevetti. E ci sono quelli costretti a lavorare quasi a gettone, con piccoli contratti a tempo determinato. Un caso per tutti. Il 12 luglio scadono alcuni contratti a tempo determinato per piloti “anziani” riassunti sul lungo raggio. Il 16 luglio l’ufficio personale li invita a sottoscrivere una proroga. Quattro giorni dopo vengono contattati dal capo pilota che preannuncia una nuova cassa integrazione a partire dal primo agosto.

Ma Sabelli ha una solida fama di duro e non si lascia spaventare da questi problemi. Uscito indenne dal consiglio di amministrazione, l’amministratore delegato pensa subito a una rivincita. L’occasione è quella del weekend a cavallo tra il 31 luglio e il 2 agosto, il primo grande esodo dell’estate. Nel solo aeroporto Leonardo Da Vinci sono previsti 360 mila passeggeri e l’ad di Alitalia  prepara la battaglia di Fiumicino.
Il Napoleone di Agnone chiama a rapporto i suoi generali e ordina di rafforzare il presidio dello scalo romano. Poi si mette al computer e invia  una  nota interna a impiegati e dirigenti. Con piglio e linguaggio manageriali, comunica d’aver deciso la “costituzione di una task force multifunzionale dedicata” per rafforzare i servizi del personale aeroportuale e far fronte alla prevista ondata di passeggeri.
Dirigenti, funzionari e impiegati lavoreranno gratis (con riposo compensativo) sabato e domenica. Scenderanno in campo (naturalmente su base volontaria) per  dare una mano ai banchi di accettazione e allo scarico bagagli.
I generali di Sabelli sono entusiasti, gli ufficiali di alto grado aderiscono in massa. Quadri e impiegati meno. Alla fine i manager impegnati ai check in e nello scarico dei bagagli saranno poco meno di duecento. La cifra esatta sarebbe 186. In tutto l’improvvisata “task force” avrebbe raggiunto le quattrocento unità.
Non è una trovata del marketing, fanno sapere dall’ufficio stampa. Lo scopo principale dell’operazione sarebbe interno. Insomma, un modo per “cementare un clima positivo”, per creare “un più stretto rapporto tra manager e dipendenti in prima linea”, per spingere “l’integrazione tra il personale della vecchia Alitalia e di Air One, le due compagnie che hanno dato vita alla nuova Alitalia.”
Comunque sia, sabato e domenica i cronisti dei quotidiani raccolgono dichiarazioni entusiastiche di alcuni manager coinvolti. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Alla fine del suo “turno”, uno di loro, da quattro anni in Alitalia, camicia celeste e jeans, racconta così la sua esperienza: “Abbiamo aiutato a smaltire le lunghe file al check in dei voli per gli Stati Uniti che erano particolarmente pieni. È un’iniziativa utile per noi, un’esperienza in più da fare…”
E che esperienza! Sabato primo agosto, a Fiumicino, manager e dipendenti Alitalia devono penare parecchio per calmare utenti infuriati da ritardi, disservizi e da quel paio d’ore che ci vogliono prima di riuscire a rimettere le mani sul proprio bagaglio. Colpa degli Aeroporti di Roma? Non proprio. Lo  scarico bagagli dell’ex compagnia di bandiera è affidato ad AZ-Servizi (Alitalia) in cronaca carenza di personale. Come più volte sottolineato dall’Enac.
Ecco adesso il manager “top line”, uno di quelli che hanno il contatto diretto con l’amministratore delegato. Due lauree e un paio di master, 38 anni, da dieci in Alitalia: “Ci stiamo mettendo la faccia, testimoniando la voglia di crescere e di fornire risultati positivi… un  modo dinamico per individuare correttivi e soluzioni”.
Dulcis in fundo, il manager della “responsabilità sociale d’impresa”.  Domenica due agosto incrocia Sabelli in persona, camicia con le maniche arrotolate,  che si è “fermato a parlare con addetti al check in”. Una visione, di fronte alla quale il nostro uomo usa un linguaggio degno d’una delle Guardie rosse della rivoluzione culturale cinese: “L’entusiasmo dell’amministratore delegato è stato corroborante…”.
Purtroppo tanto “entusiasmo” risulterà sufficiente per evitare il disastro. Proprio mentre l’ad inietta entusiasmo al personale, alcuni passeggeri in partenza con voli Alitalia per Istanbul, Caracas, Boston e Atene non trovano posto sul volo che avevano prenotato e pagato da tempo. Ci sono momenti di tensione… qualcuno chiede l’intervento della polizia.
Alla fine l’overbooking (ossia l’eccesso di prenotazioni) avrebbe coinvolto 10 voli e 140 passeggeri. Il condizionale è d’obbligo anche in questo caso, perché  il numero esatto delle persone imbarcate su un altro volo o di quelle rimaste a terra non è viene fornito. Secondo i comunicati ufficiali i passeggeri in overbooking sono “un centinaio”.
In serata, l’Alitalia assicura che “l’80 per cento” delle vittime sarebbe già partito con altro volo e che tutti i malcapitati clienti sono stati assistiti. Una verità ufficiale smentita da Giulia Ausili e Filippo Valle, avvocati romani diretti a Istanbul: “Dopo cinque ore di protesta, nessuno dell’Alitalia si era presentato a prestare assistenza…”.
Il giorno dopo, la notizia è su tutti i giornali anche se l’ufficio stampa ha cercato di limitare i danni. Molte cronache sono accompagnate da un box in cui  si spiega come che la vendita di biglietti oltre il numero dei posti disponibili è praticata da tutte le compagnie aeree. Vero. Ma è un problema di stagione (bassa o alta) e di percentuale di biglietti venduti. Qualsiasi addetto con un po’ di esperienza sa che esistono “voli sensibili” in cui è sconsigliabile esagerare con le prenotazioni, perché alla fine i posti non occupati saranno pochissimi.
La disfatta di Fiumicino copre le notizie che filtrano dal resto d’Italia con ritardi e disservizi d’ogni tipo. Prendiamo la Sardegna, dove tutto è ancora in mano ad Air One e la fusione con Alitalia non sembra nemmeno avvenuta. Il volo Roma-Alghero in partenza alle 9,30 con arrivo previsto alle 10,30 risulta regolarmente in ritardo. Problemi di equipaggi e di macchine. A volte c’è l’equipaggio ma l’aereo non è in pista. Altre volte accade il contrario. Il risultato è comunque sempre lo stesso: disastroso. Perché s’innesca l’effetto domino.
A causa del ritardo dell’aeromobile proveniente da Fiumicino, l’Alghero-Roma delle 11,25 difficilmente riesce a decollare da Fertilia prime delle 12,30-12,40. Con arrivo al Leonardo da Vinci un’ora dopo. Fuori tempo per prendere le coincidenze di fine mattina con la maggior parte degli altri voli nazionali. Coincidenze concentrate fra le 13 e le 13,30.

La fotografia di Alghero è simile a quella che si può scattare ogni giorno nella maggior parte degli aeroporti italiani. E dà l’idea di ciò  che succede nel trasporto aereo nazionale gestito in condizioni di quasi monopolio da Alitalia e Air One.
L’effetto domino fa saltare partenze, decolli e coincidenze, ma fa saltare anche i nervi al Napoleone di Agnone che non riesce a venirne a capo.
Il 14 luglio, Sabelli,  con un ordine di servizio,  fa fuori il responsabile delle operazioni di terra, Giancarlo Schisano, assegnando questo incarico chiave a Gianluigi Di Francesco, uomo Air One che risponde “direttamente” all’amministratore delegato. Da quel momento in poi il povero Di Francesco trascorre tutta la sua giornata al Cos, la sala operativa di Fiumicino, insieme a Laura Cavatorta, responsabile dello scalo romano. Affiancati, spesso, da Napoleone in persona. Che si agita, redarguisce, dà ordini. E cerca di capire perché il suo  giocattolo, che sulla carta sembrava perfetto,   non riesce a funzionare…

 

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