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Prima Puntata

Seconda Puntata

Terza Puntata

Quarta Puntata

Quinta Puntata

Sesta Puntata

Settima Puntata

Ottava Puntata

Nona Puntata

Decima Puntata

Undicesima Puntata

Dodicesima Puntata

Tredicesima Puntata

Quattordicesima Puntata

PATRIOTI CON LE ALI:
CRONACA D’UN DISASTRO ANNUNCIATO

Quinta puntata

RIGGIO MINACCIA DI USARE I SUOI POTERI DI PRESIDENTE ENAC E MATTEOLI LO METTE A CUCCIA

Attese e proteste per valigie che non arrivano, aerei che partono e atterrano in ritardo, disservizi d’ogni tipo. Al rientro dalle vacanze estive, migliaia di passeggeri scoprono sulla loro pelle che l’Alitalia di Napoleone-Sabelli non aveva ancora dato il peggio di sé.
Quello che trapela dalle scarne cronache dei quotidiani è niente rispetto alla situazione reale. Ma un’informazione ormai largamente militarizzata, generalmente vicina agli interessi di Governo o controllata dagli stessi azionisti della berlusconiana “cordata patriottica”, non può occuparsi del disastro Cai. Anzi. Deve cercare di occultarlo.
Non è facile. L’ex compagnia di bandiera ce la mette tutta per far parlare di sé. Martedì 25 agosto mette a segno un autentico record: tutti i voli da Roma per Milano partono in ritardo. La denuncia dell’Aduc, un’associazione di consumatori, viene ignorata o liquidata in poche righe.
“Eppure – come sottolinea il comunicato – quella di martedì 25 agosto non era nemmeno una giornata da bollino nero o rosso”. E “la tratta Fiumicino-Linate è quella gestita in monopolio dalla nostra compagnia, per privatizzare la quale i contribuenti si sono accollati qualcosa come 3,2 miliardi di euro…”
I media della capitale si ricordano invece del caos bagagli solo quando Alemanno finisce tra le vittime di Fiumicino. Lunedì 24 agosto, il sindaco di Roma viene immortalato insieme alla moglie davanti al nastro bagagli dell’aeroporto mentre aspetta per più di un’ora “in piedi e senza aria condizionata” le valigie imbarcate sul volo Az 1474 proveniente da Venezia.
Il sindaco la prende molto male. Si dichiara vittima di “un incredibile disservizio” e – seduta stante – annuncia “un vertice in Campidoglio” con Enac, Aeroporti di Roma, Alitalia e le società di handling di Fiumicino “per affrontare una situazione ormai inaccettabile” e fare in modo che “questa vergogna finisca il prima possibile.” La mattina dopo l’ufficio stampa del Campidoglio dirama un comunicato per far sapere che la riunione verrà convocata per il 7 o per l’8 settembre.
Passano altre 24 ore e scende in campo il presidente dell’Enac Vito Riggio. “Da settembre tolleranza zero per il caos bagagli”, assicura. Il numero uno dell’Ente nazionale di controllo aereo si dice anche “pronto” a usare i suoi poteri e, quindi, “a revocare le concessioni alle società di handling di Fiumicino”.
Quanto alle responsabilità dei disservizi, l’Enac ha già fatto le sue valutazioni. Riggio le anticipa al Messaggero con queste parole: “Da una prima analisi risulta che Adr (Aeroporti di Roma) ha un 5-10 per cento di responsabilità. Il resto è da attribuire ai servizi di terra di Alitalia…” Il giorno dopo, sempre sul Messaggero di Caltagirone, tocca al presidente degli Aeroporti di Roma, Fabrizio Palenzona. Vale la pena di ricordare che Benetton, principale azionista di Adr, è anche uno dei “patrioti” Cai . Ma Palenzona non risparmia Alitalia. Secondo i maligni perché è in ballo l’aumento delle tariffe aeroportuali da cui il Benetton, come azionista Adr, guadagnerebbe più di quello che sarebbe costretto a pagare come socio Alitalia.
“A me non piace fare lo scaricabarile, né l’ipocrita” attacca Palenzona. E giù contro la gestione Sabelli: “Lo scalo di Fiumicino deve fare ancora molto per colmare il gap con gli altri aeroporti europei. Ma i fatti parlano chiaro. L’Enac, che ha la responsabilità dei controlli, ha elevato multe, comminato sanzioni, fatto rilievi. Ma ad Adr non è stato contestato nessun addebito… Noi ci siamo dati da fare e abbiamo reso disponibile una task force di 80 persone per migliorare i servizi a terra. Questi sono i fatti…Se anche Alitalia…”
La guerra contro il Napoleone di Agnone sembra ormai dichiarata e così su qualche giornale cominciano a uscire le cifre di agosto sui voli Alitalia ed Air One. Un disastro. Secondo la relazione messa a punto dall’Enac, il tasso di puntualità in partenza sarebbe precipitato al 46,5 per cento. Quanto ai bagagli, “i tempi più alti di riconsegna si riscontrano a carico di Alitalia ed Eas (i due handler di Cai ndr). Le procedure organizzative e la supervisione sono risultate carenti…”
Sabelli cerca di difendersi e contesta i dati. Ma la fonte è l’Enac ed è difficile cercare di dimostrare che la situazione dell’ex compagnia di bandiera sta migliorando.
A Palazzo Chigi dicono che anche Berlusconi è furibondo. Si attacca al telefono e ne ha per tutti. Alemanno, Riggio, Palenzona vanno fermati. E subito. Con tutti i macigni che gli sono caduti addosso negli ultimi mesi, il Premier non può permettersi anche il danno d’immagine (e non solo) che subirebbe dal disastro aereo di Cai e dal fallimento della “cordata patriottica”.
La pratica viene affidata ad Altero Matteoli, ministro dei Trasporti, uno degli ex colonnelli di An che hanno abbandonato Fini per schierarsi senza esitazioni con il presidente del Consiglio. Detto, fatto. Matteoli convoca Enac, Adr e Alitalia “per affrontare la vicenda dei disservizi”. L’appuntamento è per il 3 settembre.
Ma il messaggio è stato già consegnato: Alitalia non si tocca. Berlusconi e il governo continuano a coprire Cai. A questo punto Alemanno, che non a caso i maligni chiamano “Retromanno”, sconvoca il suo vertice. Senza nemmeno una motivazione ufficiale. L’incontro in Campidoglio non si fa. Punto e basta.
E Riggio? Anche lui è costretto a fare marcia indietro. Il 2 settembre l’ufficio stampa dell’Enac manda in rete un imbarazzante comunicato: “Con riferimento ai numerosi dati pubblicati negli ultimi giorni dagli organi di stampa”… l’Enac “precisa” che “a volte sono attendibili, ma per la maggior parte non rispondenti al vero”.
La strigliata di Matteoli deve essere stata particolarmente energica. Riggio è finito a cuccia. L’Enac è costretto ad assicurare pubblicamente che “le informazioni elaborate sono contenute esclusivamente nel rapporto che le nostre strutture hanno predisposto per il ministro Matteoli e non sono state anticipate né direttamente né indirettamente ad altri soggetti…”.
Si arriva così al vertice del 3 settembre. Matteoli fa sua la smentita che aveva imposto a Riggio: “La relazione dell’Enac è sostanzialmente distante rispetto alle notizie che sono trapelate su alcuni organi d’informazione… Comunque oggi è stato appurato che non esistono i presupposti per provvedimenti di revoca delle licenze”. Fine.
Di revoca delle licenze non si deve parlare mai più. Alitalia continua a godere della piena copertura politica di Berlusconi e del governo. Adesso, recita ecumenico il Ministro, le parti si metteranno attorno a un tavolo per “lavorare insieme” e “superare i disservizi…”
Più realista del suo re, Matteoli arriva a mettere nero su bianco un autentico falso: “I tempi di riconsegna dei bagagli presso lo scalo di Fiumicino sono stati migliori rispetto ai mesi di luglio e agosto del 2008”.
Nessuno gli contesta un’affermazione così avventata e smentita da tutti i dati disponibili, nessuno gli chiede di fornire i suoi numeri, nessuno dice niente. E nessun giornale gli fa le pulci.
Intanto l’associazione sindacale Sdl proclama uno sciopero di tutto il personale Cai per il 18 settembre. In una lettera denuncia “la violazione” degli accordi di Palazzo Chigi: “il numero di personale che la società si era impegnata ad assumere dal gruppo Alitalia e da Air One non è stato ancora rispettato… molti settori risultano sottodimensionati creando gravi disagi ai passeggeri… il nostro tentativo di aprire una discussione non ha trovato alcun riscontro…”
Sembra uno sciopero di bandiera. O quasi. In attesa di mercoledì 16 settembre e delle decisioni del Consiglio di amministrazione Cai. Fra i “patrioti” il nervosismo è ormai evidente. L’immagine di Alitalia non è ancora completamente sfigurata solo grazie al complice silenzio dei media. La gestione Colaninno-Sabelli si sta rivelando disastrosa. I conti vanno male e le prospettive sono pessime. Al punto che Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, a otto mesi dall’annuncio dell’uscita da Cai non è ancora riuscita a vendere la sua quota. E così tornano a circolare voci su un esonero o su un ridimensionamento dell’amministratore delegato Sabelli, mentre Air France sta a guardare…

 

 

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