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foto saulinoFelice Saulino vive e lavora a Roma. Nel 1948, tre mesi dopo l’entrata in vigore della Costituzione, nasce (per caso) in Friuli. Madre casalinga e padre ufficiale dell’esercito. Dopo un mediocre liceo frequentato in quattro città diverse, si laurea in Filosofia. La preistoria della sua vita lavorativa lo vede per cinque anni insegnante di Lettere alle medie e collaboratore (non titolato) di alcuni quotidiani locali tra Pordenone, Padova e Bologna. Scrive anche qualche pezzo per l’edizione Veneta dell’Unità.

La svolta arriva alla fine del 1975, quando Eugenio Scalfari fonda Repubblica e Gigi Melega, caporedattore del nuovo quotidiano, si mette a selezionare giovani di belle speranze. Nel 1976 comincia a scrivere per Repubblica, dal Triveneto. Per lo più cronache sindacali che vengono pubblicate nelle pagine economiche. Dopo due anni si trasferisce a Roma e viene assunto .

Da giornalista professionista, è per  dodici anni redattore economico a Repubblica e per sette inviato del settimanale Il Mondo. Come cronista parlamentare del Corriere della sera (1996-2003), segue i maggiori leader del centro-sinistra. Nel 2003 decide di chiudere con i giornali. Il “nuovo conformismo della stampa italiana” e 35 anni di contributi pensionistici accumulati lo spingono a cogliere al volo l’occasione di un esodo incentivato.  Stenta ad ottenerlo perché è uno che lavora e – secondo l’azienda – è ancora presto per la rottamazione. Ma lui insiste, e alla fine la spunta.

A 55 anni è un “pensionato” baby che continua a fare quello che ha sempre fatto: scrivere. Ma ormai è convinto che si possa trovare più verità in una onesta fiction che nelle pagine dei maggiori giornali italiani. Alla vigilia delle elezioni politiche del 2006, pubblica Exit Poll (Marlin Editore), un noir ambientato nel mondo che ha conosciuto da vicino e ha visto all’opera dietro le quinte: quello della politica e dei cosiddetti “poteri forti”.  Il secondo noir politico è in attesa di un editore. Titolo provvisorio: Candidato a perdere

Nel 2008, lo “scandalo” dell’Alitalia , regalata da a un gruppo d’imprenditori legati alla politica e alle decisioni di governo gli fa tornare la voglia di misurarsi con un’inchiesta giornalistica.
Patrioti con le ali è la storia vera e documentata di una privatizzazione che assomiglia a un saccheggio. Ma c’è di più: Cai, la cordata patriottica inventata per “salvare” l’Alitalia, è un vero album di famiglia. Dentro c’è il fior fiore del capitalismo finanziario e tariffario emerso negli anni del sacco d’Italia, le privatizzazioni “made in Italy”.  Dai Benetton a Marcellino Gavio, da Salvatore Ligresti a Marco Tronchetti Provera, da mister AirOne Carlo Toto al gagà Francesco Bellavista Caltagirone.
A guidare questa allegra compagnia troviamo un’altra vecchia conoscenza,  Roberto Colaninno. Nel 1999, l’attuale numero uno della Cai berlusconiana fu il grande protagonista della scalata Telecom dei “capitani coraggiosi” sponsorizzati da un altro premier: Massimo D’Alema.